Giancarlo Izzi agli studenti: "Essere adulti significa essere responsabili"

 Lunedì 13 aprile si è svolta l’Assemblea di Istituto del Liceo delle Scienze umane Porta, un’assemblea voluta e organizzata dai rappresentanti degli studenti, Vincenzo Boselli, Silvia Salzano e Chiara Zanni. L’ospite dell’assemblea è stato il dottor Giancarlo Izzi, già direttore della clinica pediatrica di oncoematologia dell’Ospedale di Parma. Durante l’incontro, il professor Izzi ha parlato di salute, di benessere, di attenzione ai bisogni degli altri, di senso responsabilità come chiave per entrare nell’età adulta, proponendo innanzitutto delle definizioni di questi e di altri concetti, definizioni che non sempre corrispondono alle nostre idee più diffuse e consolidate. Che la salute non sia l’assenza della malattia, ad esempio, ma semmai un equilibrio armonico tra l’individuo e il suo ambiente naturale e sociale è un principio su cui molti di noi non hanno mai riflettuto davvero; così come non a tutti è chiaro che una persona malata non si debba identificare con la propria malattia e che non tutto, di una persona malata, sia malato; o, ancora, che l’ospedale non debba essere semplicemente il luogo della degenza e della cura, ma che sia innanzitutto il luogo dell’uomo per eccellenza, così che chi concorre alla cura della persona debba essere competente non solo dal punto di vista clinico, ma anche da quello relazionale e sociale. Questi principi sono le fondamenta sulle quali è stato costruito l’Ospedale del bambino, una eccellenza del nostro territorio, una realtà – frutto del lavoro quarantennale del dottor Izzi e dei suoi collaboratori – di cui essere orgogliosi e da sostenere con il massimo impegno. I ragazzi del liceo, dopo la relazione del professor Izzi, hanno lavorato a gruppi per riflettere ancora sulle sollecitazioni suscitate dall’incontro, spesso individuando fecondi punti di contatto tra queste e il proprio indirizzo di studi.

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 Docenti in formazione

Se è vero che la scuola è ambiente di formazione e apprendimento per i ragazzi, ciò è tanto più vero per i docenti, che è bene non interrompano mai il loro percorso di formazione e aggiornamento. Proprio per questo gli insegnanti e i collaboratori dell’Istituto P.G.E. Porta,  delle Suore Domenicane della Beata Imelda, hanno due appuntamenti fissi durante l’anno scolastico, che per tradizione vengono definiti “Incontri di formazione umana e spirituale”, e che non a caso cadono anche nei tempi forti della Liturgia, l’Avvento e la Quaresima. Quest’anno il secondo appuntamento organizzato dalla Congregazione  si è svolto mercoledì 18 marzo, nel salone dell’Istituto. L’incontro, a cura del preside, prof. Giovanni Ronchini, dal titolo Comunicazione  e  pregiudizio  ha preso spunto dalla visione dal film “La parola ai Giurati (Twelve angry men)” di Sidney Lumet del 1957, pellicola in bianco e nero e solo apparentemente datata, che è risultata molto ricca di stimoli e contenuti estremamente attuali.  La vicenda si svolge tutta in un interno, la stanza in cui si riunisce una giuria di dodici uomini: essi hanno il compito di giudicare un imputato accusato di omicidio, che nel caso sia ritenuto colpevole rischia la pena capitale. Tutti i giurati entrano con la convinzione che l’imputato sia colpevole, tranne uno: questi, interpretato da Henry Fonda, come una sorta di coscienza collettiva, porterà gli altri giurati a superare i propri pregiudizi e a giungere in modo inatteso ad una sentenza di assoluzione.

Dopo la visione del film, i docenti sono stati invitati a riflettere, in piccoli gruppi eterogenei,  sul comportamento dei vari personaggi, nel tentativo di ritrovare negli stereotipi che ognuno di essi rappresenta,  comportamenti e atteggiamenti che un docente o educatore può assumere nei confronti dei propri alunni. Lo “scavo” interiore è stato ricco di significato e ha portato ad un confronto costruttivo e proficuo tra tutti i docenti e i collaboratori di diverso ordine di scuola (dalla scuola dell’infanzia al liceo), di differente età e sensibilità, e con un percorso di studi ed esperienze ovviamente molto diversificato. La riflessione che collegialmente è stata raggiunta è che il lavoro dell’educatore non è esente dal rischio del pregiudizio, dal momento che ogni vera azione educativa mette in gioco tutte le dinamiche legate alla relazione. Come per la giuria del film la difficoltà stava nell’uscire dal proprio punto di vista per comprendere i fatti e poterli analizzare in modo corretto, così la difficoltà dell’educatore sta nel riuscire ad affiancarsi ai ragazzi che accompagna nel percorso di crescita, senza sostituirsi ad essi e senza giudicarli.

Un pomeriggio dedicato interamente a queste riflessioni è risultato davvero “salutare”: la formazione umana e spirituale è per ogni buon docente  il fondamento necessario per entrare in relazione con i propri alunni ed aiutarli così a crescere e maturare. Anche il momento conviviale, seguito al momento di formazione, ha dato la possibilità di continuare il confronto in un clima di scambio sereno e  lieto.

Prof. Cantarelli Silvia e prof. Gregori Maria Cristina docenti della scuola media e del Liceo

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Laboratorio Feuerstein

Nell'ultimo mese, la classe prima ha seguito un breve ciclo di lezioni lavorando con il metodo Feuerstein. Il metodo Feuerstein  consente di concentrare l'attenzione su i processi mentali che sono alla base dell'apprendimento e del modo con cui risolviamo i problemi, e, così facendo, aiuta a sviluppare un metodo efficace e consapevole di lavoro. Questo laboratorio - che ha coinvolto la classe nelle prime ore del mercoledì mattina -, condotto dalla dottoressa Bocchi, esperta del metodo Feuerstein, rientra nel percorso di acquisizione e sviluppo di una modalità efficace di lavoro su cui si punta particolarmente nel corso del primo biennio. Cogliamo l'occasione per ringraziare di cuore la dottoressa che collabora con la nostra scuola già da diverso tempo.

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 A partire da Adriano Olivetti

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Cosa ci dicono, oggi, la figura e l'esempio di Adriano Olivetti? Cosa ci trasmette la sua idea di un dialogo serrato tra cultura tecnico-scientifica e cultura umanistica? Che spunti ci offre il suo esempio di impresa che mette al centro la persona, pervasa di valori morali e spirituali e attenta alla tutela del territorio? Come, ancora, ci parla la sua attenzione alla bellezza, la sua idea di cultura come processo, la visione della società come di un insieme di relazioni, come comunità di persone in unione con il creato e con le cose inanimate? Di questi temi si è parlato sabato scorso durante un bel convegno organizzato dall'Associazione Etica Sviluppo Ambiente Adriano Olivetti e dalla Chiesi Foundation presso l'Auditorium dell'Istituto tecnico Bodoni sabato 28 marzo: ad animare fattivamente il confronto, oltre a esponenti del mondo economico e istituzionale del territorio, sono stati soprattutto gli studenti di sei istituti secondari di secondo grado di Parma. Tra questi, anche le nostre classi del triennio hanno contribuito con una ricca relazione, sintetizzata da Marcella Dondi con l'aiuto di Giulio Michiara, circa i rapporti tra Olivetti e le più recenti teorie delle Scienze umane: bravi davvero! Chissà che dai tanti giovani presenti in sala sabato mattina non parta realmente una scintilla di cambiamento della nostra società...

 

A lezione dalla Croce Rossa Italiana

Durante le ore di laboratorio di marzo, la classe quarta, accompagnata dal prof. Lo Duca, ha seguito un intressante corso con i volontari della Croce Rossa Italiana. Per i ragazzi è stata un'esperienza molto importante e utile: hanno partecipato, si sono informati, hanno sperimentato alcune tecniche in prima persona, toccando con mano quanto può essere complesso e delicato un servizio di primo soccorso...: oggi, anche grazie ai volontari della Croce Rossa cui va tutto il nostro ringraziamento, ci sentiamo tutti un po' più "sicuri".

 

 
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