Custodire la memoria PDF Stampa
Martedì 15 Febbraio 2011 21:09

27 GENNAIO: CUSTODIRE LA MEMORIA

Il 27 gennaio 1945 i cancelli di Auschwitz furono abbattuti. Dal 2000 una legge stabilisce che quella data diventi “Il giorno della memoria”, per non dimenticare cosa può diventare un essere umano.

Il ricordo e la memoria sono componenti essenziali del nostro essere uomini e donne, del nostro essere reali, del nostro essere vivi. Ciò che siamo è e sarà per sempre il segno tangibile di qualcosa che un tempo è stato. La storia insegna che l’evoluzione, il procedere e l’avanzare del tempo mutano le situazioni e la realtà pur lasciando intatto il ricordo di ciò che c'era prima. Ricordare, spesso, diventa l’unico strumento nelle nostre mani per poter dimostrare amore anche verso ciò che è passato e che non tornerà più.

Per questo a scuola, fin dall’infanzia, si studia la storia dell’uomo, perché conoscere il nostro passato e renderlo strumento per la nostra mente è il primo passo per guardare dritto verso il futuro; allo stesso modo ogni nostra storia personale, benché diversa da qualsiasi altra, lascia sul nostro volto un segno, come per ricordare a chi ci guarda negli occhi che qualcosa è successo: sono proprio questi segni, questa forma data a noi dal passato a regalarci le sembianze che ci proiettano nel nostro oggi e nel nostro domani.

E’ anche per questo che il 20 luglio del 2000 lo Stato Italiano ha riconosciuto il giorno 27 gennaio come Giorno della Memoria, per non perdere il ricordo di quando, ormai sessantasei anni fa, si aprirono i cancelli di Auschwitz, ponendo così fine alla Shoah. Lo sterminio degli ebrei, la loro distruzione e il loro annientamento hanno indubbiamente, segnato la storia di tutti noi. Come un filo rosso che ci lega stretti in una stessa prospettiva, oggi a distanza di anni, ancora piangiamo e preghiamo appellandoci a Qualcosa di più grande di noi, per chiedere riposo e pace per quelle vittime che, in terra, di pace non ne ebbero mai.

«La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati »
Legge 20 luglio 2000, n. 211 art. 1

Chi compì questi atti che superarono di gran lunga ciò che noi definiamo violenza lo fece togliendo innanzi tutto ciò che più l’uomo si tiene stretto e segretamente custodito: la dignità; cancellando l’individualità e la differenza, cancellando, o per lo meno cercando di farlo, ogni “diversità”, come se il diverso, quella parola semplice eppure così complessa, fosse un terribile nemico da annientare. Il corpo, le sembianze, l’aspetto di questi uomini e di queste donne mutarono in un’ unica copia riprodotta per rendere quel nemico immaginario debole ed indifeso, colpendo con ferocia e freddezza il cuore pulsante di chi, deperito sotto un pigiama a righe, si vedeva privato di amore, sentimenti, affetti e memoria.

Per questo oggi noi abbiamo prima di tutto il dovere di ricordare, perché a loro, agli ebrei, agli omosessuali, ai malati di mente, a tutte quelle etnie “indesiderate”, è stato negato anche questo; nonostante il ricordo, probabilmente, quell’immagine impressa nella mente di ognuno di loro del proprio porto sicuro e l’amore che essi nutrivano per la vita furono gli unici appiglio a cui aggrapparsi prima di cadere nel baratro nero del nulla creato per cancellarli.
Avere memoria di quei circa sei milioni di ebrei sterminati e di coloro che hanno dato la vita in difesa dei perseguitati è tutto ciò che è in nostro potere per restituire amore a coloro cui è stato sottratto.

Giulia Ragni. IV liceo

 

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